Parola di Chef Ep.7 - L'Aperitivo

L'aperitivo è un vero e proprio rito, molto amato e diffuso in tutta Italia, da consumarsi non solo nei bar ma anche a casa insieme ai vostri amici. In questo episodio della serie Parola di Chef imparerai come preparare dei deliziosi stuzzichini per aperitivo come le pizzette miste di pasta sfoglia e i triangolini di pasta fillo con ricotta e spinaci. Due idee divertenti e facili da realizzare con il tuo Grand Chef Evolution!

Cosa c'è da sapere sull'aperitivo

L'aperitivo in senso stretto è una bibita, generalmente dal gusto amaro, che viene consumata prima dei pasti per stimolare l'appetito. Che sia una bevanda non miscelata o un cocktail, l'aperitivo può essere sia alcolico che analcolico.

Il termine aperitivo per estensione ha finito per indicare anche l'appuntamento immancabile del post lavoro, quando, generalmente tra le 18 e le 21, ci si incontra nei locali per consumare bitter e cocktail accompagnati da stuzzichini, come:

  • olive;
  • patatine;
  • salatini;
  • taralli;
  • pizzette;
  • rustici e tartine.

Il momento dell'aperitivo è diventato in molte parti di Italia, un vero e proprio rito, evento mondano per eccellenza, un momento irrinunciabile di svago e completo relax in compagnia degli amici prima della cena.

È possibile organizzare dei gustosi aperitivi anche in casa per preparare i tuoi ospiti alla cena, da consumare in piedi o già seduti a tavola. In questo caso potrai sbizzarrirti preparando tanti stuzzichini per aperitivo, ricette veloci ma ottime, grazie al tuo Grand Chef Evolution.

L'aperitivo: una storia lunga secoli

Non tutti sanno che l'aperitivo, indiscusso protagonista di un rito ormai irrinunciabile e amato in tutta Italia, nasce centinaia di anni fa a scopo medicinale. Dobbiamo al padre della medicina Ippocrate l'invenzione, già nel V secolo a.C., di una bevanda dal gusto piuttosto amaro, in grado di alleviare i disturbi di inappetenza: il vinum hippocraticum era un vino bianco dolce in cui venivano macerati fiori di dittamo, ruta e assenzio. Tale preparazione si diffuse anche presso i Romani che già consumavano il mulsum, a base di vino e miele, con la funzione di stimolare l'appetito, e fecero loro la miscela ippocratica arricchendola con rosmarino e salvia per renderla più gradevole. La bevanda prese il nome di vinum absinthiatum e la sua ricetta, pressoché identica a quella originale, venne tramandata attraverso i secoli ai frati erboristi medioevali. Furono loro a scoprire che era proprio il gusto amaro rilasciato dagli ingredienti di quella bevanda, e non gli ingredienti stessi, a stimolare l'appetito, perché in grado di eccitare la mucosa orale.
A tale particolare proprietà dell'aperitivo, del resto, fa riferimento il suo stesso nome: il termine deriva infatti dal latino aperio, ossia "apro", ma anche "do inizio" o "facilito", in evidente riferimento alla sensazione di appetito.

Grazie alle scoperte geografiche e all'intensificarsi delle relazioni commerciali con l'Oriente, in Europa giunsero e si diffusero nuove spezie, che si dimostrarono particolarmente adatte ad arricchire il gusto del "vino aperitivo".

Il Vermut e la nascita dell'aperitivo moderno

Dobbiamo attendere la fine del Settecento perché l'aperitivo si trasformi da intruglio medicinale alla bevanda che conosciamo oggi.

A Torino nel 1786 nasce il Vermut, il primo aperitivo moderno. In una bottega di Piazza Castello, il signor Antonio Benedetto Carpano, inizia a produrre e commercializzare un vino aromatizzato con più di 30 tra erbe e spezie, tra cui l'assenzio (il termine tedesco Wermut significo appunto "assenzio").
Il vermut fu particolarmente gradito dal re Vittorio Amedeo III e da tutta la corte, e divenne la bevanda preferita dell'epoca, apprezzata anche da personalità di spicco come Vittorio Emanuele II, Cavour, Verdi e Massimo d'Azeglio.
È a partire da questo momento storico che nascono, principalmente tra Milano e Torino, i più famosi nomi dell'aperitivo moderno, destinati a diventare delle vere e proprie icone.

Dall'aperitivo tradizionale all'happy hour

L'aperitivo veniva gustato nei caffè ottocenteschi, dove persone di cultura, politici, artisti e letterati si incontravano abitualmente, e si diffuse non solo a Torino e a Milano ma in molte altre città d'Italia, tra cui Napoli, Venezia, Firenze, Roma e Genova.

A partire dal 1900 si arricchisce notevolmente sia la lista dei drink che quella degli stuzzichini per aperitivo e, quest’ultimo, si avvia a diventare un rito irrinunciabile, l'evento mondano per eccellenza: negli anni '80, soprattutto a Milano, l'aperitivo tradizionale si trasforma in happy hour.

Il modello dell'happy hour fu importato in Europa, e quindi anche in Italia, dall'America, dove nacque per motivi strettamente di marketing: per incrementare il basso consumo di bevande nei bar nel tardo pomeriggio, dalle 18 alle 19, nell'happy hour ossia durante l'ora felice, gli alcolici venivano venduti a prezzi decisamente contenuti.

Ma che cos'è oggi l'happy hour? Si tratta di un aperitivo, per così dire "rinforzato": gli stuzzichini lasciano il posto a veri e propri buffet, ricchi e sostanziosi, e la scelta delle bevande si amplia notevolmente. Il costo è fisso ed è di molto inferiore a quello di una cena (in genere non supera i 10 euro), spesso la sostituisce completamente e l'ora felice si dilata fino alla notte. I buffet prevedono, oltre a pizzette, patatine e salatini, anche assaggi di pasta, riso, panini, salumi e formaggi (oggi più ampiamente ricompresi in quelli che definiamo finger food), e le bibite che si possono consumare sono di qualunque genere: vino, superalcolici, succhi di frutta, birre, cocktail o bevande gassate.

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